Šostakovič? Il senso ultimo della mia vita, e la Settima non è stata scritta prima

L'intervista a Irina Šostakovič, terza moglie del grande compositore

Il 22 giugno 1941 Hitler lanciò l’attacco a sorpresa contro l’Unione Sovietica. L’avanzata rapida dei carri armati tedeschi trovò l’Armata Rossa impreparata, e in pochi giorni la Wehrmacht raggiunse le porte di Leningrado. La popolazione reagì con straordinaria determinazione. Šostakovič chiese più volte di arruolarsi come volontario, ma fu respinto e destinato invece a compiti di difesa civile, tra cui la sorveglianza del Conservatorio. Il mezzo di resistenza più potente fu però la sua musica. La Settima Sinfonia “di Leningrado” nacque rapidamente nel caos dei primi mesi dell’assedio e fu definita da Nikolas Slonimskij una Blitzsymphonie, in risposta al Blitzkrieg nazista. Conclusa in dicembre, fu eseguita per la prima volta il 5 marzo 1942 nello stesso luogo, dai musicisti del Teatro Bol’šoj diretti da Samuil Abramovič Samosud. La Sinfonia torna sui leggii della Filarmonica sotto la bacchetta di Lorenzo Viotti. Il saggio di Franco Pulcini contenuto nel programma di sala apre alcuni interrogativi sulla nascita di questo capolavoro. Decidiamo di approfondire con Irina Šostakovič, novantunenne terza moglie del grande compositore. Riceviamo un contatto email cui scriviamo, con un misto di eccitazione e scetticismo, noi in inglese e l’AI in russo, per star sicuri. In meno di un’ora, Irina accetta con gentilezza di rilasciare l’intervista in inglese.

Lo storia di Irina sembra appartenere al romanzo: nata a Leningrado nel 1934, figlia di un padre linguista, discendente di una famiglia contadina polacco-bielorussa, e di una madre insegnante di russo e letteratura, perde entrambi i genitori in tenera età: il padre viene arrestato nel 1937, la madre muore l’anno successivo. Cresciuta dai nonni e da una zia, vive l’assedio di Leningrado, affrontando fame e privazioni, fino a essere evacuata via Lago Ladoga verso Iaroslavl, dove perde anche i nonni. A soli sei anni riesce a raggiungere una zia a Mosca grazie a una lettera che miracolosamente arriva a destinazione. Dopo gli studi lavora in una casa editrice musicale. Qui incontra Dmitrij Šostakovič: ha bisogno dell’approvazione di alcune correzioni a un libretto, ma quell’incontro apparentemente ordinario segna l’inizio di un legame che con gli anni diventerà complicità e amore. Oggi, Irina Šostakovič è testimone della vita di uno dei maggiori compositori e di un pezzo di storia del XX secolo.

Il musicologo Franco Pulcini cita alcune fonti storiche secondo cui la Sinfonia n. 7 era già in parte completata, e che il riferimento alla guerra con Hitler fosse semplicemente una riallocazione dell’odio da Stalin al leader tedesco.

Šostakovič ha affermato chiaramente, sia a chi gli stava intorno sia agli altri, di aver scritto la Sinfonia n. 7 in risposta agli eventi del 1941, ossia all’invasione nazista dell’URSS. Nella sinfonia si percepisce chiaramente il rifiuto della guerra, esprime solo un odio giusto e morale.

Il tema da La vedova allegra di Lehár sembra essere stato concepito alla fine degli anni ’30, quindi prima dell’invasione tedesca, e solo successivamente acquisì un significato di resistenza eroica.

Alcuni ricercatori musicali trovano effettivamente echi de La vedova allegra nel tema dell’invasione. Tuttavia, non esistono documenti o argomentazioni che supportino l’idea che questo tema fosse sviluppato molto prima della guerra. Questa teoria cospirativa potrebbe essere elaborata all’infinito.

Hitler amava La vedova allegra. Šostakovič ne era a conoscenza?

No, non lo era.

Un'ora fa ho terminato la partitura di due movimenti di una grande composizione sinfonica. Se sarò in grado di portarla a compimento, potrò chiamare il lavoro la Settima Sinfonia. Perché vi dico questo? Ve lo sto dicendo per dimostrare che la vita nella nostra città è normale. Siamo tutti ai nostri posti di combattimento. Musicisti sovietici, miei innumerevoli compagni in armi, amici miei! Ricordate, la nostra arte è in pericolo. Difendiamo la nostra musica, lavoriamo onestamente e generosamente!.
Dmitrij Šostakovič, Radio di Leningrado, 1941

L’episodio delle variazioni è spesso interpretato come una rappresentazione della marcia nazista verso le città sovietiche. Questa lettura programmatica e descrittiva della Settima Sinfonia la convince?

Il tema dell’invasione è senza dubbio il tema del Drang nach Osten.

Qual era il vero rapporto di Šostakovič con il potere e come si colloca tra i premi ricevuti e le accuse subite: era sottomesso, allineato, derideva il regime, una vittima, un dissidente o un partigiano

I rapporti di un artista con il potere non sono mai semplici. Šostakovič ha sempre mantenuto onore e dignità. Tutto il mondo percepisce il dolore morale dell’artista nella sua musica. Nessuno ha una vita facile. Non si è mai abbassato a una dissidenza ostentata.

Fireman Shostakovich, Time Magazine, 1942

Šostakovič era molti compositori in uno, capace di entrare in sintonia con sensibilità diverse, di plasmare sfumature variegate e di operare attraverso un ampio ventaglio di stili. Chi era Šostakovič per lei?

Šostakovič è stato e rimane la mia persona più cara, il mio amico fedele e il senso stesso della mia vita.

Dopo il caso Lady Macbeth, smise di scrivere opere. Fu il destino a privarci di un compositore operistico raffinato e moderno, o fu una scelta consapevole?

Dopo l’opera Lady Macbeth del distretto di Mtsensk, Šostakovič iniziò a scrivere l’opera I giocatori nel 1941, ma non la completò a causa dell’ampiezza della novella di Gogol. Avrebbe voluto utilizzare l’intero testo, ma allora sarebbe stata lunga quanto Parsifal.

Per comprendere Šostakovič e il suo destino è necessario ricordare la sua suprema forza interiore.

In un’intervista ha detto che ascoltava Stravinskij con interesse, ammirava il Concerto per violoncello di Lutosławski e apprezzava Benjamin Britten. Stravinskij parlava sempre in modo duro della musica russa. Questo interesse era ricambiato?

L’interesse di Stravinskij e di Šostakovič per la musica, sia russa che straniera, soprattutto per le opere dei geni riconosciuti, non è mai venuto meno. Šostakovič custodiva con cura una fotografia di Igor Fëdorovič sulla sua scrivania, sotto vetro.

Cosa direbbe oggi Šostakovič sulla guerra in Ucraina? Ancora una volta i nazisti alle porte della Russia da combattere, o propaganda del regime?

Šostakovič era un grande umanista, e la sua musica lo conferma.

È vero che dopo aver scelto Toscanini per la tanto attesa prima americana, in seguito se ne sarebbe pentito a causa di una cattiva esecuzione?

L’esecuzione della Sinfonia n. 7 sotto la direzione di Toscanini non fu la prima americana. La sinfonia era già stata eseguita in America e in altri Paesi. Una certa insoddisfazione di Šostakovič verso l’esecuzione di Toscanini era probabilmente dovuta al fatto che aveva già qualcosa con cui confrontarla.

Cosa non abbiamo ancora compreso di Šostakovič e cosa ci aiuterebbe a capirlo meglio?

Per comprendere Šostakovič e il suo destino è necessario ricordare la sua suprema forza interiore. Per capirlo meglio, bisogna ascoltare di più la sua musica, senza lasciarsi distrarre da varie speculazioni.

Nonostante gli sforzi compiuti, non è stato possibile rintracciare gli eredi degli autori delle fotografie. Gli eredi di D.D. Šostakovič non hanno sollevato obiezioni alla pubblicazione delle fotografie del compositore in questa sede.

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